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FOTOGRAFIA VUOL DIRE SCRIVERE CON LA LUCE

Qunidi per noi appassionati di fotografia è importante imparare a "Scrivere con la luce". Queste conoscenze però, non devono rimanere per pochi eletti, ma divulgate a tutti. Lo scopo di un Circolo fotografico deve essere anche questo: punto di incontro, di confronto, di crescita, attraverso l'apporto di tutti i soci, ognuno con il proprio bagaglio tecnico e di esperienza che va messo in comune per una crescita di tutti soci. Se poi si ha a disposizione dei veri esperti in materia, siamo sicuri di partire con il piede giusto. Questo non vuol dire che alla fine di un "Corso di fotografia" saremo diventati più bravi    degli altri, ma va considerato come punto di partenza per le nostre esperienze personali ( la pratica soprattutto), tenendo presente le indicazioni e i suggerimenti di chi ha un pochino di esperienza in più.

In queste pagine dedicate ai Corsi di fotografia, vogliamo presentare quelli proposti e realizzati dal nostro Circolo con l'ausilio di vari esperti. Tra questi non può mancare il nostro socio onorario Sergio Magni che per la FIAF ha realizzato dei libri dedicati a questi temi che quì presentiamo, e proposti in modo semplice ed intuitivo, ed al quale va il nostro ringraziamento.

 

Un doveroso ringraziamento vogliamo esprimerlo a Giorgio Tani, Presidente della nostra

Federazione Italiana Associazioni Fotografiche

che ci ha concesso l'onore di divulgare i testi editi dalla FIAF attraverso questo nuovo mezzo quale è internet, con la speranza che possa servire ad avvicinare alla fotografia ed alla FIAF nuovi amici.

Il libro: 

"Corso di fotografia per principianti" 

di Sergio Magni

dal quale abbiamo tratto i testi che presentiamo può essere richiesto alla:

Segreteria FIAF, Corso S. Martino 8, 10122 Torino. Tel. 011/5629479.

 

 

 

Introduzione

Giorgio Tani   Presidente FIAF

"In ogni circolo fotografico, prima o poi arriva il momento, in cui viene effettuato un breve corso di fotografia. Questa pubblicazione, che Sergio Magni ci regala come autore, è essenziale per un inizio semplice, cioè per imparare in modo comprensibile e facile l'uso dei congegni e meccanismi che consentono di fotografare. La fotografia è un linguaggio e quindi come tale è espressione artistica e comunicativa. Leggendo questo manuale, chiaro, sintetico, essenziale, il neofito può essere messo in grado di comprendere quanto sia bello e in fondo facile scrivere e leggere con la luce"

Era questa la mia prefazione alla seconda edizione del Corso di fotografia per principianti, esaurita anch'essa in un tempo relativamente breve, considerata l'alta tiratura con la quale usciamo: quattromila copie. Quelle parole possono essere riprese ancora oggi, in questa edizione aggiornata e corretta, stampata dopo cinque anni, durante i quali le innovazioni tecniche sono state consistenti. Le nuove tecnologie informatiche aprono spiragli espressivi appena ieri impensabili. Il computer fa registrare e visionare immagini con estrema facilità. Le comunicazioni e le trasmissioni di fotografia via Internet sono alla portata di tutti. Ma proprio perchè la forte specializzazione degli strumenti che usiamo oggi comporta quasi la non necessità di conoscere i dati di base e la fisica semplice del loro funzionamento, sono necessarie pubblicazioni come questa. Chi si avvicina alla fotografia lo fa perchè sente il desiderio di comunicare il proprio vedere ed il proprio sentire agli altri, in modo corretto e comprensibile. Per fare questo è bene imparare fino dai primi rudimenti le regole che possono consentire di fare le fotografie

Capitolo 1

Premessa

Le premesse dei libri spesso raccontano cose strane, e quindi non si leggono. Questa, invece, deve essere letta, almeno per due buoni motivi. Il primo: è parte integrante di un manualetto fatto di poche pagine, di cui è bene non tralasciare nulla, poichè un minimo programma logico lega tutti gli argomenti. Il secondo: vi fa sapere che il suddetto manuale si rivolge sia a chi incomincia a fotografare con una "compatta" economica che fa tutto da sola, sia chi incomincia con una costosa e superaccessoriata reflex. In qualsiasi modo si inizi, arriveremo infatti a stampe o diapositive da guardare; cioè immagini che sono sempre la rappresentazione di "qualcosa" che al momento del clic si trovava davanti alla compatta o alla super reflex. Dobbiamo subito memorizzare che la rappresentazione di quel benedetto "qualcosa" può essere fatta in tanti modi diversi. I più importanti dipendono solo da noi (dalle nostre idee, dalla nostra fantasia, da quanto desideriamo far vedere e capire), gli altri dipendono invece dalla fotocamera usata, nel senso che i possessori della compatta hanno a disposizione meno possibilità rispetto a chi possiede le super reflex. Allora chi ha la compatta è un perdente? Assolutamente no, e per altri due buoni motivi. Il primo l'ho appena detto: i più importanti modi di rappresentazione dipendono da noi e non dalla fotocamera; il secondo individua come perdente solamente chi - ignorando quanto potrebbe fare - non cerca soluzioni ai problemi che si presentano. Possiamo allora concludere che per fantasia interpretativa e adeguate conoscenze tecniche saremo noi - non le fotocamere - i protagonisti dell'avventura fotografica. Ecco perchè questo semplice libretto può essere utile a tutti. Alle cose che ciscuno già sa, penso di poter aggiungere qualche consiglio o suggerimento, scritto così, alla buona. Se avrete pazienza e fiducia, alla fine faremo interessanti scoperte.

Capitolo 2

Metto le carte in tavola

Se avete avuto in regalo la costosissima reflex, beati voi! Se possedete la compatta monobiettivo e a lunghezza focale fissa più economica, nessuna paura. Per non portarci appresso dubbi e malintesi, vi racconto subito le tre differenze più evidenti che possono verificarsi tra la rappresentazione di un soggetto realizzata con l'economica compatta o con la super reflex. Vi racconto le differenze a grandi linee, nei dettagli entreremo con la necessaria gradualità (il manualetto è solo alle prime pagine...).

·         Dimensioni che il soggetto assumerà sulle nostre foto

Se possiamo avvicinarci o allontanarci a piacimento da un soggetto, decideremo noi di volta in volta se rappresentarlo, nella foto, piccolo o grande. Ma se operiamo in una posizione obbligata (se non possiamo cioè avvicinarci o allontanarci), con la compatta monobiettivo non avremo la possibilità di variare le dimensioni che il soggetto assumerà sulle foto. Con la reflex "piena" di teleobiettivi e grandangolari potremo, invece, rappresentare il nostro soggetto - a scelta - piccolo, piccolissimo, grande, grandissimo.

·         Resa del movimento

La rappresentazione fotografica di cose e persone che nella realtà si muovono, consente di farle apparire nella foto: tutte ferme, tutte mosse, ferme quelle che si muovono adagio e mosse quelle che vanno di fretta, ferme quelle che nella realtà si muovono e mosse quelle che nella realtà sono ferme, e viceversa. poter scegliere tra queste possibilità significa "controllare" bene la resa fotografica del movimento. Controllo che è difficile con una compatta tutta automatica, facile con una fotocamera non automatica.

·         Profondità della zona nitida

Se fotografo mia miglie che si trova a quattro metri da me, e la di lei madre, che si trova a otto metri, con una normale reflex riesco sicuramente, se lo desidero, a rendere "sfuocata" la presenza della suocera o, viceversa, quella della miglie. Con una compatta automatica me le trovo, sulla foto, sempre tutte e due belle nitide. Ho messo le carte in tavola e chiarito i "limiti tecnici di ripresa" delle compatte che fanno tutto da sole. Ci saranno anche differenze legate alla "qualità" dei matriali usati nella costruzione delle fotocamere, ma sono differenze di tipo diverso, che vedremo poi. Qui desidero solamente dire che i limiti tecnici cui ho accennato, in pochi casi sono un vero ostacolo, a volte diventano addirittura un vantaggio. Pensate alla comodità di viaggiare per il mondo con una "macchinetta" nel taschino della camicia rispetto al disagio di portare appresso un carico di 12 chili...

Capitolo 3

Metodo scelto per presentare gli argomenti

 

Il metodo scelto dovrebbe contemporaneamente insegnarci due cose, tra loro ovviamente collegate, ma molto diverse:

- conoscere e far funzionare corretamente la nostra fotocamera

- far funzionare la nostra fotocamera per ottenere foto significative

Ci occuperemo quindi di che cosa è e come funziona una macchina fotografica, degli obiettivi, del flash, dei filtri, della coppia tempo/diaframma, del punto di ripresa, delle pellicole, della prospettiva fotografica, del cavalletto, cioè dell'uso di congegni che consentano foto tecnicamente corrette. saper usare una fotocamera non significa automaticamente fare buone foto; se così fosse i più bravi fotografi del mondo sarebbero i fotonegozianti, perfetti conoscitori di tutti gli aggeggi che corredano ogni macchina. Allora, parallelamente, non perderemo di vista che l'uso di tutti i congegni va finalizzato a

ottenere foto che "facciano vedere ciò che vogliamo far vedere e capire ciò che vogliamo far capire"

in una parola, non perderemo di vista che il traguardo è quello di

produrre "foto significative".

Di sicuro nessuno sprecherà parole di commento a questo manuale; se qualche sventurato lo facesse, sarei lieto fosse unicamente per dire che ha trovato utile "il più facile testo di fotografia che gli è capitato di leggere". Sarei contento soprattutto per il mio amico Marcello Cappelli - che qui pubblicamente ringrazio - il quale, con tanta pazienza, ha cercato di migliorare la precedente edizione e ha contribuito ad aggiornare e arricchire la presente. Infine mi permetto di segnalare, a chi incomincia a fare foto, l'utilità di frequentare un Circolo fotografico. Nei buoni Circoli si cresce insieme e in fretta. Se Circolo deve essere, meglio un Circolo iscritto alla FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche). In Italia ce ne sono tantissimi.

Capitolo 4

Notizie generali: che cos'è e come funziona una macchina fotografica

4.1 Che cos'è una macchina fotografica

La macchina fotografica ideale ricalca il concetto della "camera oscura": una scatola a tenuta di luce con un minuscolo foro al centro di una parete, attraverso cui passano raggi luminosi che, raggiungendo la parete di fronte, formano sopra una superficie sensibile l'immagine rovesciata e ridotta di quanto si trova davanti alla scatola. Nelle odierne macchine fotografiche il forellino è sostituito da un obiettivo che ha la funzione di "produrre" l'immagine, e la superficie sensibile è fatta con la pellicola fotografica che ha la funzione di "ricevere" l'immagine. Tutti gli altri congegni che compongono e corredano una fotocamera hanno il solo scopo di consentire una produzione sempre più precisa dell'immagine e la sua fedele registrazione sulla pellicola.

4.2 Come si forma l'immagine fotografica

Coloro che non sono interessati alla faccenda saltino a piè pari il capitoletto; si possono fare ottime foto senza sapere queste cose. I più volenterosi dovranno rifarsi brevemente alla fisica e ricordare che ogni "punto" visibile emette luce (energia raggiante di diverse lunghezze d'onda a seconda del colore) in tutte le direzioni. Una parte della luce emessa verrà a formare un cono avente come vertice lo stesso punto luminoso, come base la superficie esterna dell'obiettivo della fotocamera, come altezza la distanza tra il punto luminoso e la macchina fotografica. All'interno della fotocamera (quando - vedremo poi - è opportunamente regolata la distanza tra obiettivo e pellicola, e cioè quando l'obiettivo è "messo a fuoco" sul punto luminoso), la luce viene rifratta in modo da formare un secondo cono luminoso. Il vertice di questo secondo cono si troverà esattamente sul piano della pellicola, formando così un'immagine nitida del "punto luminoso" iniziale. Un soggetto fotografico è riconducibile a tante migliaia di punti luminosi; sulla pellicola ritroveremo l'immagine nitida di tutti i punti e quindi l'immagine del soggetto.

4.3 La scelta della fotocamera "migliore"

Se già possedete una fotocamera, non dovete scegliere nulla. Se ancora non la possedete, non precipitatevi a spendere un sacco di quattrini (fatevela prestare da un amico che si fidi di voi), ma aspettate con pazienza di arrivare alle ultime pagine di questo manuale. Ho la presunzione, strada facendo, di darvi qualche buon consiglio per l'acquisto della fotocamera "migliore". Naturalmente migliore per voi, per ciò che voi desiderate avere da una fotocamera. Le esigenze di noi fotografi non sono tutte uguali e quindi la scelta della macchina fotografica deve cadere su quella che meglio si adatta alle aspettative di ciascuno. Mettiamo prima a fuoco le aspettative; alla nuova fotocamera, probabilmente neppure molto costosa, penseremo dopo.

Capitolo 5

Operazione preliminare indispensabile

E' la lettura attenta e meticolosa del "Libretto d'istruzioni". La lettura deve durare il tempo necessario (non importa se mezz'ora o dieci ore) a capire tutto ciò che il Libretto ci spiega. Non dite: "Se già dobbiamo studiare il Libretto d'istruzioni perchè dovremmo sorbirci in più questo noioso manuale?". Le macchine fotografiche sono una diversa dall'altra (lo dovrò ancora scrivere tante volte?) e il libretto ci spiega, per filo e per segno, le specifiche caratteristiche d'uso della fotocamera a cui si riferisce. Il "come" far funzionare la vostra macchina lo dovrete quindi imparare, e bene, da soli; meglio ancora se l'aiuto di un amico esperto vi renderà facile e familiare l'uso di levette e bottoncini. L'amico dovrà anche consigliarvi di tenere la fotocamera sempre pulita (pennello morbido), di controllare che le pile siano cariche, di toglierle dal loro alloggiamento in caso di prolungato inutilizzo. Il mio compito è quello di guidarvi, tra scelte tecnicamente valide a vostra disposizione, a quella più adeguata a rendere comprensibile il "perchè" state scattando quella foto.

Capitolo 6

Prepariamo la fotocamera per scattare la prima foto

 

Le operazioni da compiere in sequenza sono:

·         introdurre la pellicola nella fotocamera e agganciarla;

·         impostare la fotocamera sulla sensibilità della pellicola;

·         puntare la fotocamera sul soggetto;

·         mettere a fuoco;

·         predisporre la fotocamera per far arrivare sulla pellicola l'esatta quantità di luce.

Vediamo in dettaglio.

6.1 Introdurre la pellicola nella fotocamera e agganciarla

Oggi quasi tutte le macchine fotografiche, aperto il dorso e posizionata la pellicola, provvedono automaticamente all'aggancio, all'avanzamento dopo ogni scatto, al riavvolgimento a fine rullino. Anche se l'operazione avviene automaticamente (a maggior ragione se avviene manualmente), è necessario assicurarsi che l'aggancio sia avvenuto, e non scoprirlo dopo 36 inutili scatti a vuoto (non sorridete, almeno una volta è capitato a tutti...). Come assicurarsi dell'avvenuto aggancio? Controllando l'avanzamento del contafotogrammi, la rotazione di una ghiera (presente in alcune fotocamere) posizionata sopra il vano porta rullino, oppure ricordando quanto il Libretto d'istruzioni dice a questo proposito (i sistemi di controllo variano).

6.2 Impostare la fotocamera sulla sensibilità della pellicola

Ogni pellicola ha una sua determinata "sensibilità" (vedremo più avanti di cosa si tratta). E' indispensabile che la fotocamera sia impostata sulla stessa sensibilità della pellicola. Anche questa operazione è automaticamente eseguita da quasi tutte le fotocamere (sulla confezione della pellicola la sigla DX indica la compatibilità della pellicola stessa all'operazione); per l'impostazione manuale ruotare una ghiera e far collimare con una tacca di riferimento il valore uguale alla sensibilità della pellicola (nel dubbio consultare il solito Libretto).

6.3 Puntare la fotocamera sul soggetto

Scelto il nostro soggetto, puntiamo la fotocamera; vedremo così il soggetto attraverso il mirino. Tipi di mirino:

·         Mirino reflex

E' lo stesso obiettivo della macchina reflex che traccia sopra uno schermo di vetro smerigliato l'esatta immagine di quanto verrà poi impressionato sulla pellicola. Il mirino reflex consente grande precisione d'inquadratura con tutti gli obiettivi e offre la possibilità di usare schermi speciali, muniti di dispositivi, per consentire un'accuratissima messa a fuoco manuale, anche in condizioni di scarsa illuminazione del soggetto. Lo schermo con lo stigmometro (due piccoli prismi contrapposti e affiancati su un piano orizzontale) mostra "spezzata" una linea di qualsiasi soggetto, fino a quando il soggetto stesso non è perfettamente a fuoco. Questo è forse lo schermo che consente la più accurata messa a fuoco manuale.

·         Mirino ottico o galileiano

Si trova sulle macchine fotografiche non del tipo reflex e sulle compatte. E' solitamente formato da due piccole lenti ed è decentrato rispetto all'asse dell'obiettivo; se all'interno del mirino ci sono "cornicette", la loro funzione è quella di delimitare l'inquadratura della fotografia. Attenzione anche nelle riprese molto ravvicinate: noi crediamo di sistemare il soggetto in un certo punto dell'immagine e invece ce lo troviamo in un altro punto (effetto parallasse). Nelle fotocamere compatte con obiettivo zoom, l'inquadratura si adegua automaticamente al variare della lunghezza focale.

Consigli pratici per l'uso di tutti i  mirini:

- per ottenere inquadrature precise tenere l'occhio molto vicino alla lente posteriore del mirino;

- controllare che la linea dell'orizzonte o del mare, se desideriamo appaia orizzontale, sia veramente tale nella visione attraverso il mirino;

- non concentrare l'attenzione solo sul soggetto, ma controllare attentamente anche tutti gli altri elementi visibili.

In particolare, nelle fotografie di persone:

- assicurarsi attentamente che un malaugurato palo non appaia come conficcato nella testa del soggetto;

- assicurarsi che il colore dei capelli non sia uguale al colore dello sfondo attorno al viso (la persona apparirebbe calva);

- assicurarsi che la linea dell'orizzonte (cioè la linea che spesso divide colori tra loro molto diversi come mare e monti, terra e cielo, ecc.) non cada proprio in corrispondenza del collo del soggetto, facendolo apparire decapitato (taglio alla Robespierre).

Per evitare i guai riferiti alle foto di persone è sufficiente spostare un po' lateralmente il nostro "punto di ripresa" (per il palo e il colore dei capelli), oppure alzarlo o abbassarlo (per le linee che attraversano il collo). Più complicato il caso in cui, puntando il mirino verso l'alto o verso il basso, scopriamo che le linee parallele verticali di case e palazzi, muretti e spigoli di stanze, convergono oppure divergono verso l'alto. Per ora prendiamo atto che le fotografie, purtroppo, mostreranno in modo ancora più evidente convergenze e divergenze osservate nel mirino (in effetti, più che divergenti o convergenti le linee appariranno sbilanciate e "cadenti") e quindi il problema esiste. Alle possibili soluzioni penseremo più avanti.

6.4 Mettere a fuoco

Significa in pratica, regolare la distanza tra obiettivo e pellicola, in modo che sulla pellicola si formi nitidamente l'immagine del soggetto. Sulle fotocamere sono previste diverse modalità operative:

·         Regolazione automatica

Le attuali fotocamere sono quasi tutte "autofocus" e quindi il fotografo non deve effettuare alcuna regolazione; inquadrato il soggetto nel mirino (e predisposto ovviamente l'automatismo nelle macchine in cui è possibile anche la messa a fuoco manuale), la fotocamera provvede da sola alla messa a fuoco. In numerosi casi, sistemi sofisticati consentono possibilità di precisa messa a fuoco anche con soggetto in movimento o in quasi totale assenza di luce.

·         Regolazione manuale in fotocamere reflex

Facendo ruotare la ghiera delle "distanze" di ripresa, si ottiene l'immagine nitida sullo schermo di vetro smerigliato(eventualmente corredato con dispositivi per un più accurato controllo).

·         Regolazione mediante telemetro

Un particolare telemetro, accoppiato al mirino ottico, produce per proprio conto un'immagine "fantasma" del soggetto. L'esatta sovrapposizione dell'immagine fantasma con l'immagine del soggetto osservato nel mirino coincide con la precisa messa a fuoco.

·         Regolazione da impostare a mano, senza controlli

Solamente in poche fotocamere si deve procedere manualmente senza controlli. Se ritengo che il soggetto si trovi ad una distanza di 3 metri, ruoto la ghiera delle distanze fino a che l'indicazione 3 metri sia allineata con l'indice di riferimento fisso della fotocamera.

6.5 Predisporre la fotocamera per far arrivare sulla pellicola l'esatta quantità di luce

L'operazione di far arrivare sulla pellicola la giusta quantità di luce riflessa dal soggetto è comunemente detta esposizione della pellicola. I problemi connessi all'esposizione sono importanti e meritano di essere approfonditi: ci viene in aiuto un esempio che, pur non avendo nulla a che fare con la fotografia, è significativo. Immaginiamo di dover riempire d'acqua un secchio; posso procedere in due modi: apro completamente il rubinetto per poco tempo, oppure apro parzialmente il rubinetto per molto tempo. Agisco su due variabili: il "tempo" di apertura e l'"area" di passaggio acqua. In fotografia succede la stessa cosa: per regolare il modo di "riempire" di luce la pellicola abbiamo due congegni:

l'"otturatore" che stabilisce il "tempo" di passaggio luce

il "diaframma" che stabilisce l'"area" di passaggio luce.

Scelta una pellicola di determinata sensibilità ( il capitolo 7 chiarirà che cos'è la sensibilità di una pellicola), per tutte le 36 foto del rullino la quantità di luce che deve arrivare sulla pellicola (indipendentemente dal fatto di fotografare in pieno sole o in ombra) è la stessa. Però il nostro problema non sarà misurare la quantità di luce (ci penserà la fotocamera a calcolarla automaticamente ed esattamente), ma scegliere, all'interno delle possibili combinazioni tempo/diaframma, la coppia di valori che meglio si adatterà a "dire bene" ciò che noi, con la nostra foto, vogliamo dire. Dedicheremo a questo argomento tre interi capitoli. Ricordiamo solo, per ora, che non è possibile considerare separatamente il valore tempo e il vaore diaframma. E' l'insieme dei due valori (la coppia tempo/diaframma) che va preso in esame prima dello scatto di ogni foto. In matematica si direbbe che tempo e diaframma sono due variabili dipendenti.

Capitolo 7

Le pellicole fotografiche

Le pellicole fotografiche sono costituite da un supporto e da uno o più strati di emulsione sensibile alla luce. Sulla confezione di cartoncino variamente colorato, che racchiude il contenitore di plastica con all'interno il rullino di pellicola, sono riportate alcune indicazioni. Le dobbiamo conoscere se non vogliamo acquistare la pellicola sbagliata:

·         formato della pellicola

·         sensibilità della pellicola

·         numero delle foto ottenibili da un rullino

·         pellicola per stampe in bianco e nero

·         pellicola per stampe a colori

·         pellicola per diapositive

·         data di scadenza della pellicola

Andiamo con ordine:

7.1 Formato della pellicola

Il formato di pellicola da utilizzare nelle nostre fotocamere - praticamente in tutte (escluso sistema APS e 6x6 cm), dalla compatta alla super reflex - è quello che produce fotogrammi con lati 24x36 mm. Sulla confezione, con riferimento al formato, appaiono le indicazioni 24x36 mm, oppure 35 mm (è l'altezza.totale della pellicola), oppure 135 (numero indicativo di questo formato).

7.2 Sensibilità della pellicola

E' la caratteristica più importante della pellicola e ne definisce la possibilità di rimanere correttamente "impressionata" se raggiunta da poca oppure da molta luce. La sensibilità è misurata con la scala ISO; il numero indicante il valore in ISO è ben visibile su ogni confezione, seguito, oppure no, dalla sigla ISO. La scala dei valori ISO varia attualmente tra 25 e 3200, ma a coloro che cominciano a fare fotografie, suggerisco di restare nei valori ISO 100, 200 e 400. In pratica: 100 ISO per fotografie all'aperto con sole, 200 ISO per fotografie all'aperto anche in ombra, 400 ISO con poca luce o in qualche interno bene illuminato. Si può obiettare che l'uso di pellicole ad alta e altissima sensibilità, cioè superiore a 400 ISO - consentendo di fotografare anche in presenza di poca luce - andrebbe sempre consigliato e privilegiato. Non è così semplice, in quanto non si possono dimenticare almeno altre due caratteristiche della pellicola fotografica:

il "contrasto"

Si definisce contrasto la capacità della pellicola di separare tanti toni di grigio passando dal bianco al nero, e di registrare colori e accostamenti di colori precisi e fedeli. Più aumenta la sensibilità della pellicola e più le foto presentano contrasto debole  e tonalità un po' confuse.

la "grana"

La stampa fotografica e la visione per trasparenza sono l'insieme di una grande quantità di punti (detti appunto "grana"), che hanno dimensioni proporzionali alle dimensioni dei cristalli costituenti gli strati sensibili delle pellicole. Con l'aumentare della sensibilità della pellicola aumenta l'effetto visibile (e non sempre piacevole) della grana.

Proprio per questi motivi consiglio di farvi una buona esperienza con pellicole di media sensibilità (appunto 100, 200 e 400 ISO), che sempre consentono ottimi risultati; alle pellicole di sensibilità elevatissima penserete tra un po' di tempo.

Solamente a titolo di cronaca ricordo che sono in uso pellicole speciali "zoom", che hanno estesa latitudine di posa (è un'altra caratteristica delle pellicole e consente di "sopportare" esposizioni lontane dal valore corretto) e di conseguenza possono essere  esposte tra gli 800 e i 1600 ISO. Su altre pellicole è possibile intervenire in fase di sviluppo e portarne la sensibilità a valori, anche elevatissimi. Io resto dell'idea che con pellicole da 100 e 200 ISO (se proprio c'è poca luce 400 ISO) faremo foto straordinarie.

7.3 Numero delle foto ottenibili da un rullino

Le foto ottenibili con un rullino sono 12, 24 oppure 36; il numero preciso è indicato su ogni confezione. Naturalmente, in proporzione, il rullino da 36 pose costa meno, ma se fate 12 fotografie all'anno è consigliatile non lasciare il rullino per tre anni nella fotocamera ...

7.4 Pellicola per stampe in bianco e nero. Pellicola per stampe a colori. Pellicola per diapositive.

Raggruppo le tre diciture poiché penso che non esistano dubbi o incertezze. Ricordo unicamente che, delle tre pellicole, la pellicola per diapositive ha la minore latitudine di posa e quindi va esposta con maggior precisione. Ricordo, infine - ma già lo sappiamo tutti, che è sempre possibile passare - con ottimi risultati, da una diapositiva cromaticamente equilibrata a una stampa a colori anche di grandi dimensioni. Quasi tutte le foto a colori che vediamo stampate su libri e riviste sono ottenute da diapositive.

A questo punto, pur rendendomi conto di essere ripetitivo e noioso, riepilogo quanto, per esempio, va esattamente detto al negoziante all'acquisto di un rotolino: "Una pellicola per stampe a colori, marca (indicate marca e nome della pellicola preferita), per foto formato 24x36, sensibilità 200 ISO, numero delle pose 36". Acquistata la pellicola, controllate la data di scadenza che è stampigliata sulla confezione e ricordate che le pellicole, nell'attesa di essere usate, preferiscono un luogo fresco e asciutto. Un mio amico molto bravo sostiene che con pellicole scadute si ottengono colori più "creativi". Sarà anche vero, bisogna solo accordarsi sull'uso del terrnine "creativo"...

7.5 Pellicole speciali

Elenco anche alcune pellicole d'impiego non comune:

pellicole APS,

si tratta di pellicole e fotocamere con caratteristiche speciali che, insieme, costituiscono il Sistema APS. Ne parliamo a fine libro in un apposito capitolo;

pellicole all'infrarosso,

le pellicole all'infrarosso registrano, oltre alla luce percepita dai nostri occhi, anche le radiazioni che si trovano al di là della zona del rosso, cioè fuori dalla banda visibile. Esistono pellicole a infrarosso per bianco e nero e per diapositive. Ricordo che per ottenere con queste pellicole immagini corrette è necessario intervenire sull'impostazione della ghiera di messa a fuoco, e per evidenziare al massimo gli effetti dell'infrarosso si devono usare filtri colorati sia con pellicole per bianco e nero che per diapositive. Inoltre, i corretti valori a cui "esporre" le pellicole all'infrarosso non sono esattamente prevedibili; in definitiva, per arrivare a risultati cromaticamente creativi e piacevoli, occorrono prove, pazienza, esperienza;

pellicole per luce artificiale,

le pellicole normalmente in commercio sono tarate per la "qualità" della luce diurna e del flash elettronico. Questa taratura corrisponde, nella scala Kelvin (che definisce i valori della temperatura cromatica della luce e quindi della sua "qualità") a 5500° K. Per ambienti esclusivamente illuminati con lampade di uso domestico o fluorescenti esistono pellicole speciali, tarate a 3400' K. Queste vanno richieste al negoziante possibilmente in anticipo e recano sulla confezione la scritta "Tungsteno";

pellicole per diapositive in bianco e nero,

anche questo tipo di pellicola (poco usato) va richiesto con anticipo al negoziante;

sistema Polaroid,

non esiste una pellicola per il sistema Polaroid; si inserisce nella fotocamera un particolare materiale a sviluppo istantaneo che fornisce in brevissimo tempo copie uniche.

Capitolo 8

La coppia tempo/diaframma. Generalità

 

Abbiamo già visto come le grandezze "tempo" e "diaframma", lavorando in coppia, consentano d'inviare sulla pellicola l'esatta quantità di luce. Ciascuna delle due grandezze ha però un modo specifico d'influire sulla rappresentazione fotografica del soggetto. In particolare:

·         Il "tempo"

La scelta di un valore tempo definisce il grado di nitidezza con cui saranno rappresentate sulla fotografia le persone e le cose che nella realtà si muovono: tutte ferme, poco mosse, molto mosse, un po' ferme e un po' mosse, ecc.

·         Il "diaframma"

La scelta di un valore diaframma definisce l'intervallo metrico (lungo l'asse di ripresa), in cui la foto apparirà perfettamente nitida. Mi spiego con un esempio: se posiziono la mia fotocamera appena sopra e nella direzione di un binario ferroviario, potrò osservare nel mirino il binario da pochi centimetri oltre l'obiettivo della macchina fino a qualche centinaio di metri. Invece, se scatto la fotografia, non riuscirò ad avere la rappresentazione perfettamente nitida di tutto il binario visibile: una parte risulterà necessariamente sfuocata. Limpostazione di differenti valori diaframma ci permetterà di scegliere la "zona" di binario da rappresentare perfettamente a fuoco: potrà essere la zona vicina alla fotocamera, una zona molto limitata, una zona molto estesa. Appaiono a questo punto evidenti le differenze di rappresentazione dei soggetti dovute all'uso di tempi e diaframmi; per utilizzarle in modo espressivo è necessario conoscere che cosa la nostra fotocarnera ci consente di fare. Infatti, in alcune compatte (ma sono veramente poche) non è possibile intervenire e quindi tempo e/o diaframma sono prefissati. Di norma, invece, le regolazioni avvengono in modo controllabile. Riepilogo le operazioni da eseguire:

- scegliere, fra tempo e diaframma, la grandezza più importante in relazione a quanto desidero ottenere. Per esempio: scelgo il tempo;

- impostare sulla fotocamera il valore scelto. Per esempio: tempo 1/500;

- controllare sulla fotocamera, prima di scattare la foto, che il valore dell'altra grandezza, a questo punto automaticamente obbligato -per rimanere nell'esempio, il valore diaframma - sia "compatibile".

Che cosa vuol dire compatibile? Restiamo nell'esempio in cui ho già scelto il valore tempo 1/500 e desidero vedere nella foto perfettamente a fuoco tutto quanto sta, da 2 a 20 metri, davanti al mio obiettivo. Se in corrispondenza del tempo da me scelto, 1/500 (e tenendo conto della sensibilità della pellicola che sto usando), il valore risultante del diaframma sarà 1.4, non sarà possibile con un simile valore (diaframma molto aperto) mettere bene a fuoco da 2 a 20 metri. Dovrò allora impostare un valore tempo più lungo per avere un corrispondente valore diaframma più compatibile con la rappresentazione da me desiderata di una estesa zona nitida. Troppo complicato? A parole forse sì, ma con un po' di pratica e l'attenta rilettura della parte relativa a questa operazione sul Libretto d'istruzioni, si risolve tutto. Scopriremo probabilmente che è possibile utilizzare più di un sistema di misurazione, impostando opportuni programmi, guardando indici, osservando led colorati o illuminati display. Non dobbiamo spaventarci, dobbiamo fare prove. Per i casi dubbi, in molte fotocaincre ci verrà in aiuto il bracketing automatico, ovvero la possibilità di effettuare tre rapidi scatti in sequenza con esposizione "a forcella" attorno al valore scelto (cioè uno scatto con esposizione più lunga e uno con esposizione più corta). Se non c'è il bracketing, niente di male, infatti potremo quasi sempre impostare manualmente una o più correzioni al valore automatico di esposizione e scattare più fotografie dello stesso soggetto. Se mancasse anche questa possibilità, avremo finalmente, dopo tanti automatismi, la "soddisfazione" di sbagliare l'esposizione di qualche foto. Sarà però una soddisfazione breve, l'esperienza ci ricondurrà presto sulla giusta via...

Capitolo 9

La coppia tempo/diaframma: il tempo

In quasi tutte le fotocamere i valori "tempo" e "diaframma" sono visibilmente riportati su due distinte ghiere. Abbiamo visto nel capitolo precedente che il fotografo imposta uno dei due valori e automaticamente la fotocamera predispone l'altro. In poche fotocamere non ci sono, invece, regolazioni da compiere: tutto avviene automaticamente. I numeri riportati sulle ghiere indicano rispettivamente "frazioni di secondo" (cioè un tempo) e "aree di passaggio luce" (cioè un diaframma) di valore doppio o metà di quelli, adiacenti, riportati sulla scala di lettura, uno a destra e l'altro a sinistra. Per i valori tempo è facile convincersi che 1/250 indica un tempo metà di 1/125 e doppio di 1/500, che sono i valori riportati sulla ghiera, uno a destra e l'altro a sinistra. Più difficile rendersi conto (ma è vero, credetemi sulla parola) che il valore diaframma 8 indica un'area di passaggio luce doppia di quella indicata con 11 (alla sua destra) e metà di quella indicata con 5.6 (alla sua sinistra). Perché le grandezze adiacenti di tempo e diaframma raddoppiano o si dimezzano? Perché se il sistema di lettura incorporato nella fotocamera considera corretta, per esempio, la coppia t = 1/125 e      f = 8, saranno logicamente corrette (in quanto equivalenti) le coppie t = 1/60 e f = 11 (tempo doppio e area metà), oppure t = 1/250 e f = 5.6 (tempo metà e area doppia), e ancora altre coppie impostabili con lo stesso criterio. Questa serie di combinazioni tecnicamente valide si chiama effetto di reciprocità e per le nostre esigenze operative funziona quasi sempre (necessita solo di alcune correzioni per tempi molto brevi o molto lunghi).

Che cosa succede, in pratica, nelle fotografie, impostando differenti valori di tempo?

9.1 Il tempo

Noi giriamo la ghiera dei tempi, facendo collimare il punto di riferimento fisso della fotocamera con il valore scelto. Al momento dello scatto, un particolare congegno - l'otturatore - lascia arrivare sulla pellicola, per l'esatto tempo impostato, la luce riflessa dal soggetto. Con questa operazione abbiamo deciso - ed è l'aspetto più importante  del problema tempo - il "grado di nitidezza" con cui saranno resi nella foto i soggetti che nella realtà sono in movimento. Prendiamo in considerazione alcune possibilità:

·         La foto deve apparire nitida

Desideriamo che l'insieme della nostra foto appaia nitido, ben dettagliato, ben inciso. Per ottenere immagini con le caratteristiche appena considerate è necessario avere sempre polso fermo e delicatezza nell'azionare il pulsante di scatto, ma, oltre il tempo 1/30 (quindi tempo 1/15 e più lunghi), non è assolutamente consigliabile scattare foto "a mano". La macchina deve essere bene appoggiata, oppure fissata sul cavalletto; fidatevi poco dei colleghi che assicurano di riuscire a scattare foto nitidissime, "a mano", con tempi di un secondo ...

·         Gli elementi che formano il nostro soggetto sono tutti fermi

E' un caso abbastanza frequente: tutti gli elementi che compaiono nella foto sono, per loro conto, esattamente fermi (per esempio, una casetta con covoni di grano, albero, prato e montagna) e noi vogliamo rappresentarli fermi come sono nella realtà. In questa situazione, tecnicamente, possiamo utilizzare tutti i tempi a nostra disposizione, dal più breve al più lungo, facendo attenzione, naturalmente, ai casi appena accennati, in cui dovremo usare il cavalletto.

·         Gli elementi che formano il nostro soggetto non sono tutti fermi

Alcuni elementi presenti nella foto sono fermi, altri si muovono adagio, altri ancora possono muoversi in fretta (per esempio, una strada cittadina, con case e selciato fermi, passanti, biciclette, bus, moto e auto che si muovono a velocità diverse). Abbiamo sostanzialmente due possibilità:

- desideriamo che sulla foto tutto venga rappresentato fermo;

- desideriamo che sulla foto qualche elemento venga rappresentato fermo, altri poco mossi, altri ancora più mossi.

Incominciamo a riferirci alla prima possibilità: tutto fermo. Poter fermare, in fotografia, oggetti in movimento dipende dalla velocità propria dell'oggetto (più è veloce e più è difficile fermarlo), dalla distanza fra macchina fotografica e oggetto (più è vicino e più è difficile fermarlo) e dalla direzione dello spostamento (se l'oggetto viene incontro, o si allontana, dalla macchina fotografica - per esempio, un'auto in autostrada che io fotografo da un ponte che attraversa l'autostrada - è più facile fermarlo, mentre se si muove in direzione parallela - per esempio, un'auto in autostrada che io fotografo dal bordo autostrada - è più difficile fermarlo). Esiste, comunque, una serie di valori tempo (con le approssimazioni appena considerate) consigliati per "fermare" oggetti in movimento. Naturalmente si tratta dei tempi ammissibili più lunghi; potendo usare tempi più brevi, la sicurezza di "fermare" tutto aumenta. Ecco i valori:

auto e moto in gara: 1/2000

auto e moto in città: 1/1000

ciclista o uomo che corre: 1/500

uomo che cammina: 1/250.

Il discorso si fa più complesso quando desideriamo utilizzare la seconda possibilità: dare una sensazione di movimento attraverso un'immagine, in cui qualche elemento risulti mosso. Questa sensazione si può esprimere nei due modi seguenti:

1. Si rappresenta fermo lo sfondo e più o meno mosso l'oggetto (o gli oggetti) in movimento. Operativamente: macchina fotografica ferma puntata sul soggetto, tempo sufficientemente lungo. Completo a questo punto la serie dei valori "tempo" consigliati per la ripresa di persone:

- uomo che cammina sostanzialmente rappresentato fermo, ma con possibili parti mosse, cioè gambe e braccia che si muovono più in fretta: 1/60;

- uomo che cammina rappresentato con accentuata sensazione di movimento: 1/30;

- uomo che cammina rappresentato molto mosso: 1/15.

2. Si rappresenta mosso lo sfondo e fermo il soggetto in movimento. Operativamente: macchina fotografica che segue nel miglior modo possibile, lungo la direzione di spostamento, con tempi mediolunghi 1/30 o 1/15, il movimento del soggetto. Per eseguire questo tipo di ripresa fotografica in modo soddisfacente occorre un po' di allenamento.

9.2 Quale tempo scegliere?

Dovrebbe risultare evidente, dopo i ragionamenti un po' ingarbugliati appena fatti, che la domanda è importante. in altre parole, per dare alle vostre foto i significati che voi volete dare:

Meglio fermare la superficie del mare o cercare significati misteriosi nel suo continuo movimento?

Meglio un'auto, una moto, una bicicletta mosse e lo sfondo fermo, o viceversa?

Meglio un gesto atletico bloccato alla perfezione (il punto più alto di una traiettoria, l'attrzzo che si stacca dalle mani, l'arrivo sul filo di lana, la tensione dei muscoli pnma della partenza) o meglio un atleta armoniosamente mosso?

Nella visione d'assieme di un gruppo di persone che discutono è meglio fermare tutto o lasciare mosso qualche gesto o qualche atteggiamento?

Nella rappresentazione di una strada (uomini e cose) è meglio fermare qualcosa, fermare tutto, non femare nulla?

Un bambino che corre è meglio mosso oppure no?

Una cascata è meglio con l'acqua "bloccata" (come se fosse di ghiaccio) o mossa?

In una festa popolare, la gente che canta, balla e suona, è meglio ferma oppure un po' mossa?

Un prato con erba alta o un campo di grano sono meglio fermi oppure mossi verso l'alto, come accarezzati dal vento?

Un'auto da corsa in gara è meglio ferma contro uno sfondo fermo (potrebbe sembrare guasta ... ) o è meglio mossa? 0 è ancora meglio la macchina ferma e lo sfondo mosso?

Meglio un bosco pietrificato in argentee betulle, oppure un bosco vivo in un luccichio d'argento?

Tante situazioni e tante domande. Per ciascuna situazione ho ipotizzato soluzioni tecnicamente derivate da impostazioni diverse del valore tempo. Pensandoci un poco si scopre che le soluzioni portano, nelle foto, a significati fra loro differenti. Allora chi decide? Voi, perché si tratta di scelte "espressive". I problemi espressivi, non quelli tecnici, sono i veri problemi che dovete imparare a risolvere.

Capitolo 10

La coppia tempo/diaframma: il diaframma

Noi giriamo la ghiera dei diaframmi e impostiamo un valore "diaframma" in corrispondenza della tacca di riferimento fissa. Al momento dello scatto, un particolare congegno regola il movimento di speciali lamelle metalliche che, disponendosi in cerchi concentrici di diverso diametro, consentono alla luce di attraversare l'area di passaggio da noi scelta. Con questa operazione abbiamo deciso, ed è l'aspetto più importante del problema diaframma, l'estensione della zona nitida, che in fotografia assume il nome di profondità di campo. 

10.1 La "profondità di campo"

Riguardo alla profondità di campo ho già detto qualcosa, ma ora occorre essere più pratici. Si definisce "campo" lo spazio rappresentato in una fotografia, da quello più vicino a quello più lontano. Immaginiamo una semiretta che, lungo l'asse di ripresa (cioè nella direzione in cui abbiamo puntato la nostra macchina fotografica), arrivi all'infinito: si definisce "profondità di campo" la zona che, lungo questa immaginaria semiretta, apparirà esattamente nitida nella foto. Infatti non è possibile, con un obiettivo in grado di mettere a fuoco da 20 cm all'infinito, ottenere l'immagine tutta nitida - per esempio di una strada - da  20 cm all'infito. L' obiettivo può essere messo a fu